DOTTORCALIGARI | per fare un'avventura dell'avvenimento più comune, basta raccontarlo

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Lily, sei la quintessenza della mogliettina. Lo dico sempre, ma stavolta. Aggiungere ora un po' di impasto nella saccapoche. Spremere e schiacciare per benino. Se ha la consistenza perfetta, brindarci sopra col brandy avanzato. Non appena la matassa riccioluta che andrete deponendo assumerà la forma desiderata, passate alla ciliegina candita. Piazzatela giusto al centro, dove convergono tutte le rughe. Premete appena, senza che affondi nello zucchero, senza che risulti sbilenca. Ripetere il procedimento per ogni pezzo. Un capezzolino, ecco a che somiglia. Ma non dirlo, tu: ridi e basta. Lascia sempre fare, lascia dire. Il forno: va riscaldato prima, il forno?

Le pagine del ricettario svolazzarono con allegria sfacciata. Lily sollevò il naso dal segno perso. Si chiese cosa avesse generato il refolo. Il marito sbucò dal corridoio, preceduto dal rumore di una porta che sbatteva. Il fiato grosso, gli occhi spiritati. «Guillermo, perché già a casa?», disse Lily con una fitta di rimprovero nella voce. Arrossì anche, mentre nascondeva le mani impiastricciate dietro la schiena. Guillermo aggirò il divano, abbassò veloce le tapparelle. Si lasciò cadere sulla moquette marrone, a gambe incrociate. Si passò una mano fra i radi capelli. «È finita», si lamentò con voce rotta. «Tutto finito».

«Tornavo a casa con l’autobus», spiegò, dopo essersi alzato e mentre faceva avanti e indietro fra cucina e soggiorno. La sua voce andava e veniva. «Ed ecco che, dopo l’ultima fermata e l’ultimo carico di passeggeri, quello invece che infilare deciso il rettilineo non ti va ad accostare e a spalancare le uscite. Come se dovessimo farlo per forza, capisci? Come se tutto si dovesse ridurre, da capo, alla trita questione del dovere civico e bla bla bla. L'ipocrisia elevata a sistema. Capisci? Come non fossero altre le questioni che stanno a cuore alla gente. Affrontare il traffico con piglio fluido, tipo, senza quei sussulti che ti spostano gli occhiali sul naso. Rispettare gli orari d'arrivo e partenza, e sottolineo di arrivo».

«Erano morti, capisci?», precisò Guillermo, spalancando le braccia conclusivo. «E anche se non lo erano, lo sarebbero diventati presto, questione di frazioni di minuti. Che bisogno c'era che ci fermassimo a soccorrerli? Che sciupassimo quella intera, preziosa mezz’ora delle nostre vite? Le nostre, capisci?» Ma Lily solo da un verbo era stata colpita: quell’idea di sciupio, di ineluttabile spreco, che le aveva fatto voltare la testa di scatto verso il forno acceso a una temperatura verosimilmente sbagliata. D’altronde, l’odore che ne usciva non dava adito a speranze.

«Così, tornavo a casa con l’automobile», proseguì Guillermo, «che sennò, con l’autobus, mica ci sarei arrivato, a casa, tanto presto. Ma mi stai a sentire, quando parlo?» Lily annuì sconsolata. «Lascia perdere, insomma, la storia della bomba al centro commerciale. Un attentato, figuriamoci. Feriti ovunque, un autobus di pendolari che sopraggiunge, passeggeri timidi e smarriti che vorrebbero scendere a prestare i primi soccorsi, neanche fossero pompieri, ma alcuni fanno gli schizzinosi. Piuttosto, levati quel grembiule e mettiti comoda. Anzi no, prepara le valigie. Questo è l’ultimo giorno che passiamo qui dentro. Anzi no, l’ultima ora».

Lily gli massaggiò il palmo di una mano come un’indovina che insegue la linea della vita. «Eppure qualche traccia ci dev’essere», osservò. «Rimane sempre della polvere da sparo, l'ho letto in tutti i tascabili che mi hai regalato». «Li hai letti anche all'incontrario? E comunque, guarda meglio», supplicò il marito. «Anche sotto il divano, dietro i quadri, negli interstizi fra le mattonelle del bagno. Ho sparato. Non è stata colpa mia. Mi ha tagliato la strada. Non ha messo la freccia. Ha osato suonare il clacson. Mi ha guardato dritto in faccia, con quell'aria supponente. È una questione di dignità violata. Le istituzioni saranno con me, vedrai. E poi ci sono testimoni. Se ne possono citare almeno tredici, a memoria. Lo meritava. Non ce l’ho messa io quella pistola nel cruscotto. Non ce l'ho messa io quella pistola nella mia mano. Fortuna che era un uomo. Voglio dire: uno di quelli che non sanguinano».

Lily spalancò una finestra, da cui cominciò a uscire il fumo puzzolente della pasta frolla carbonizzata. «Andarcene, dici. C'è davvero bisogno di andarsene? Cos'è poi tutta questa fretta? Questa urgenza di rispettare gli orari a tutti i costi. Io credo che, alla fine, non ci sia bisogno di andarsene. Che non ci sia tutta questa urgenza, per lo meno». Guillermo si massaggiava un piede nervosamente. Mentre la ascoltava, seguiva le volute del fumo grigiastro. Pregò sua moglie di abbassare la voce, nel caso la polizia fosse già sulle loro tracce.

«Ti dirò come mi sento. Te lo spiegherò con inaudita eloquenza. Senza mentire su un solo dettaglio». Guillermo scartò il primo cioccolatino di una lunga serie. Quel che disse d'ora in avanti fu detto sempre e solo a bocca piena, fra rumori succhianti, che Lily, senza farglielo pesare, trovò alquanto fastidiosi.

«Fottevano. Che vuoi che ti dica. Era un film di quelli. E dio, se fottevano. Ma prima. Io guardavo e non guardavo. Capisci perché? Era per via di quel che c'era stato prima. Un lampo, d'accordo. Ma c'era stato. E non mi voleva uscire dalla testa, da davanti agli occhi». Lily scosse la sua, di testa, dicendo sì e no allo stesso tempo. «E mentre quei due fottevano, praticamente non li vedevo fottere, ma vedevo sempre e solo quell'immagine di lei, del suo viso. Perché lui le aveva parlato. No, non era uno di quei film in cui si parla granché, lo so. Ma lui all'inizio fingeva di filmarla, e intanto le parlava, come fosse un'intervista. Cominciava più o meno così. E lei allora, sul suo viso. Dio, che roba».

«Le diceva delle cose. Quelle che uno si aspetta che vengano dette. Quelle che direbbe, cioè. Ma le pensa senza dirle, in questi casi, perché il film le dice per lui. Quant'era sexy, per esempio. Quant'era bambola. Quanta voglia gli faceva. Da dove avrebbe cominciato a succhiare. E lei rideva. A piccoli singhiozzi. Un candito che si scioglie, che ti riempie la bocca di zuccherosa gratitudine». Lily non lo guardava. I pazzi non dovrebbero avere diritto di voto, pensava, mentre scrutava il bicchiere del frullatore schizzato di colloso frullato. «Ma poi lui ci va giù pesante. L'audio era pessimo, cosa vuoi. Allora lei, anche se è un'attrice, torna per un istante padrona di se stessa. Di se stessa come donna. Come diciottenne, più che altro».

«Vedi passarle sulla faccia ogni cosa. Che ci faccio qui? Servono davvero questi dannati soldi? Che ne è stato, secoli fa, della mia innocenza? Tutto il carico della sua dignità violata. È un attimo, ma ti giuro. Magari me lo sono solo immaginato». Lily intrecciò le dita delle mani, immaginando per un momento che non si potessero più districare. Recitare in un film, pensò: che idea balzana, in fin dei conti. «Lui dice quella cosa, e lei passa dal riso alla vergogna, poi di nuovo al riso: ma adesso si vede che non è più tanto sbarazzino. La droga smette di farle effetto. Lucidità, autoconsapevolezza. Un momento. Poi, come ti dicevo, ride di nuovo. E fotte. Dio, come fotte».

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