DOTTORCALIGARI | per fare un'avventura dell'avvenimento più comune, basta raccontarlo
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Vivemmo anni interi in appartamenti minuscoli: il minimo spostamento implicava un fastidio, uno scontro; per cercare intimità, toccava infilare il cappotto e poi la porta. Casa nostra era il luogo degli odori stagnanti, della mancanza di vista e respiro. Quando capitò l’occasione di comprare, non ci parve vero. Tutto quello spazio! C’era una stanza, scherzavamo, per ogni parte del nostro corpo, per ogni pensiero ci saltasse in testa. Ne fummo quasi spaventati: la sera ci stringevamo nel letto, per proteggerci dall’ebbrezza di tanta possibilità; di giorno ci accontentavamo del minimo, lasciando il resto inutilizzato. Eravamo incapaci di spingerci oltre i limiti che la necessità ci aveva inculcato. Non resistemmo che pochi mesi. Forse, ci dicemmo, avevamo esagerato: bastava un luogo più piccolo, meno costoso. L’agenzia ci presentò dei compratori. Negli stessi giorni, accadde una stranezza. Sebbene andassimo a dormire insieme, capitava che, nel cuore della notte, ci svegliassimo in stanze diverse. Come se ci fossimo allontanati nel sonno, finendo in angoli opposti del palazzo: angoli che non ci saremmo mai sognati di frequentare da svegli. Quando ci destavamo, soli e infreddoliti, attraversavamo porte, scale e vestiboli, cercandoci a vicenda. Ci incontravamo poco dopo, ma solo per abbassar gli occhi in silenzio, come chi si sente colpevole.
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