DOTTORCALIGARI | per fare un'avventura dell'avvenimento più comune, basta raccontarlo

Non temere


Questa versione di "Non temere", con il suo adattamento a fumetti a cura di Enea Riboldi, partecipa, fuori concorso, al progetto Blog & Nuvole, iniziativa volta a valorizzare la scrittura in rete e a proporne la fusione con l'arte del fumetto, coniugando due linguaggi creativi tipici della contemporaneità che, per l'intensità espressiva e le capacità di sintesi, possono interagire nella creazione di una nuova forma artistica. Scopri qui o sul banner in home page tutti i dettagli del progetto e il Regolamento per partecipare al concorso

Non temere. Percorri questo viale ogni sera, mai t'è venuto in mente d'affrettare il passo. Guardati intorno, nulla è cambiato: i lampioni accesi, le scritte spray, le panchine vuote, i mozziconi. E questo silenzio pulito, offeso solo dal rintocco delle suole.

L'uomo che mi affianca è corpulento, indossa un vistoso cappotto quadrettato. Mi affronta senza premesse: ci si aspetterebbe di star in compagnia solo della propria ombra quaggiù. Annuisco per pura cortesia; lascio cadere un buonasera senza smettere di camminare. Ma lui ha ancora da dire.

Di un'ombra non ci si può fidare, trova? Non che siano pericolose: cosa potresti temere da tanta inconsistenza? Ma sanno esser bizzarre. E noi raramente ci facciamo caso. Voglio dire: lei osserva la sua ombra? Le dedica del tempo, ascolta quel che ha da dire? No, certo, immaginavo: come tutti. Si dà per scontato che un'ombra ci segua ovunque, intenta a riprodurre la nostra sagoma senz'altro scopo in quella vita di intermittenze che accanirsi in una fedeltà idiota. Ma ci sono circostanze su cui dovremmo riflettere. Capitano cose. Tipo che un'ombra decida di far la preziosa: che so, di apparire dalla parte sbagliata rispetto alla fonte di luce. Casi inspiegabili.

Per esempio, lei come spiega il fatto che da quando ha imboccato questo viale la sua ombra ha smesso di camminarle accanto?

Non temere. Era solo un burlone, un povero pazzo. Ti ha messo in circolo uno strano tremore? Ti ha fatto accelerare il passo? È tutto passato. Dietro la tua schiena c'è la lampada accesa, qui davanti il tuo familiare profilo scuro: immobile sulla parete sgombra. Sai ciò che vedi, e puoi far di più: immaginarti con una matita in mano, mentre chiedi alla tua ombra di non muoversi, per favore, mentre le disegni i contorni. Ti scappa un sorriso: fai il giro delle stanze, premi ogni interruttore. Ovunque ora ci sono ombre di te: oblunghe, schiacciate, ricurve, spezzate, abbracciate l'una all'altra. Sei meno solo di quanto credessi.

| home