DOTTORCALIGARI | per fare un'avventura dell'avvenimento più comune, basta raccontarlo
| home
Sono io quello lassù, disse il bimbo tirando per la giacca suo padre. Solo scritto più in grande, più nero. Non esser sciocco, rispose l'adulto, mentre si proteggeva lo sguardo dal sole pomeridiano. Il sole si rifletteva in tutto il suo caratteristico fulgore sul marmo chiaro dell'obelisco, dove qualche scrupoloso artigiano, fra i tanti nomi da ricordare, aveva scolpito anche quello di suo figlio, salvo che per una consonante di meno nel cognome. Hai ragione, ammise il bimbo: a volte la ragione ha infinitamente più ragione. Il padre ne convenne: quasi sempre, in effetti, figliolo. A volte, basta una vocale in più, proseguì il piccolo, una consonante in meno, a far cambiare il quadro generale, a ribaltare le prospettive storiche. Sì, confermò l'adulto, però non credo ti faccia bene tutto questo sole, senza un'adeguata protezione della testa, o quanto meno il sollievo di una bibita fredda. E in un bagno di sudore, strattonò via il piccolo verso il chiosco delle birre. Tuttavia, disse il figlio, mentre incespicando si voltava indietro e catturava l'ultima immagine marmorea di quel pomeriggio di gita fuori porta, l'aver percepito quel nome come fosse davvero il mio mi dona l'incomparabile privilegio di provare un brivido d'affinità con l'avventura umana di uno sconosciuto. La guerra è finita, figliolo, borbottò il padre, da qualunque parte la osservi. Ma io c'ero, papà, insisté il bimbo. So da che fucile partì il colpo. Posso descriverti il volto - la direzione accanita di ogni singola ruga - di chi azionò il grilletto. So anche che la sera prima di quel giorno senza fine mi sentivo inspiegabilmente ottimista, e ciò a prescindere dal numero di consonanti che componevano il mio nome. E scrissi una lettera a casa, ricordo, che nessuno mai ebbe tempo di leggere. E mi rubarono gli scarponi, prima che diventassi freddo: perché faceva freddo, lassù, e non avrei mai più sentito freddo, io.
| home